il tuo cammino

LE TESTIMONIANZEicona-bdu DEI NOSTRI CONFRATELLI

Claudio al Rocio nel 1998

img000Cari amici

Conoscete la Romeria del Rocio?

Tutto è iniziato quando alla nostra confraternita è stato accordato il permesso di unirsi all’ Hermandad di Gines

Siamo stati ospiti, e nello stesso tempo autori di questo andare, ritmato da musiche e canti, colori e balli, travolti da un’atmosfera di altri tempi.

Il pellegrinaggio ha luogo in Andalusia, una regione, dove tradizioni, usanze, sacro e profano convivono creando atmosfere a dir poco inusuali.

La Virgen del Rocio (Nuestra senora del Rocio) è la patrona di Almonte, un villaggio nella provincia di Huelva nella Andalusia meridionale, lì sorge una cattedrale a Lei dedicata, dopo che un cacciatore trovò la madonnina in un tronco d’albero, questo succedeva nel 1200, e da allora il luogo fu oggetto di pellegrinaggi, fino ai nostri giorni, dove secondo stime attendibili, nella domenica di Pentecoste  si riuniscono fino ad un milione di fedeli per renderLe omaggio.

Ma veniamo alla mia esperienza di viaggio, anche se per farlo, sarò costretto a cercare di spiegare la struttura che è stata creata per questo evento.

Come ho già detto, al pellegrinaggio partecipano 98 Hermandades, provenienti da tutta l’Andalusia, l’ordine di partenza segue un rigido protocollo .

Ogni Hermandad ha un suo Simpecado, un carro con la statua della Madonna in argento, trainato da due tori (giganteschi), un uomo si prende cura del carro, addobbandolo giornalmente con i fiori raccolti lungo il percorso, ho un ricordo bellissimo di questa persona.

Ogni Hermandad è munita di una cucina da campo, in grado di fornire pasti a centinaia di persone, c’è il carrettino con le bibite da consumare durante il cammino,un carro per le tende, una infermeria, un pifferaio, non so se il termine è esatto, c’è un uomo che suona il piffero e un tamburo, intonando delle struggenti melodie.

Le Hermandades  sono proprietarie di interi palazzi ad Almonte in grado di accogliere tutto il gruppo, compresi i carri che vengono trainati da cavalli e tori e in alcuni casi da trattori.

I tracciati seguiti sono principalmente quattro, e si snodano dai diversi punti della regione convergendo su Almonte, noi abbiamo percorso quello di San Lucar che attraversa il parco nazionale della Donana, e prevede l’attraversamento del rio Guadiamar dove  avviene la consacrazione dei nuovi pellegrini. In pratica, si tratta di una sorta di battesimo, con tanto di madrina e padrino. Il rituale è quello classico,con attribuzione di un nome, aspersione del capo, nel mio caso non essendo stato possibile usare l’acqua del fiume, causa una piena provocata dalle piogge, si è pensato  bene di sostituire la stessa con una abbondante dose di aceto, alla quale è seguito un bel cucchiaio di sale, il tutto contornato da una folla che assiste divertita, ma consapevole di perpetrare una antichissima tradizione di cui vano fieri, e che segue i momenti cruciali della cerimonia con assoluta concentrazione.

Il mio nome rociero è Pellegrino del Cammino, una mia amica è stata chiamata Rugiada di Rosa, un’altra Giglio del Bosco, forse chi legge queste righe,non riuscirà a capire l’emozione provata in quel momento e in quel contesto, ma vi assicuro che ancora oggi sono orgoglioso di quel nome che mi è stato dato in una notte illuminata dai falò, nel fitto di un bosco da persone che non conoscevo e che mi hanno accettato come uno di loro, non per niente questo è considerato uno dei momenti topici della romeria, naturalmente dopo si festeggia.

Un altro momento importante, si vive, nel luogo dove le Hermandades convergono prima di continuare tutte insieme verso Almonte, Villamanrique De La Condesa, anche qui esistono delle ferree regole di precedenza, sempre per ordine di importanza, i diversi gruppi vanno a formare una fila senza fine, colorata eterogenea, chiassosa e allegra, uno spettacolo che non è possibile descrivere.

Il percorso si snoda lungo sabbiose e polverose strade circondate da boschi, che le ruote dei carri incidono profondamente sollevando un velo impalpabile di polvere che unita al calore e alla moltitudine di persone, contribuisce a dare un aspetto surreale al luogo.

Quando al tramonto la carovana si ferma, il campo viene solitamente montato nei terreni messi a disposizione dai grandi proprietari terrieri del sud, denominate fincas, e gli stessi proprietari sono soliti accogliere l’Hermandad.

Cavalli e cavalieri sembrano appartenere ad una altra epoca,tanto sono splenditi nelle loro livree e nel portamento,con le donne che cavalcano con le gambe unite al lato della sella,in netto contrasto con i pellegrini provati dal viaggio.

La notte vengono accesi grandi fuochi, attorno ai quali si radunano i rocieros,si parla ,si canta e si balla sevillanas ,e per noi questa è stata una esperienza nuova,immaginatevi delle persone che stanno parlando tra loro,poi qualcuno inizia a ritmare il tempo battendo le mani,e una coppia che si stacca dal gruppo dirigendosi verso il fuoco,e qui da inizio ad una danza che dura pochi minuti, espressine pura ed intensa di sentimenti che coinvolge tutti,si resta affascinati,poi la danza termina e magari si intona un canto,cosi fino a notte inoltrata.

Al mattino, prima ancora che sorga il sole,lo scoppio di alcuni razzi avvisa che bisogna prepararsi alla partenza

E cosi giorno dopo giorno siamo giunti ad Almonte,meta del nostro viaggio,la prima sostaè al santuario della Virgen,  poi si passano a salutare le altre confraternite,naturalmente per ordine di importanza.

Lunghe carovane che si incrociano in questa processione che contribuisce ad aumentare la confusione nel piccolo paese ,carri cavalli,uomini e donne che si muovono su strade non asfaltate, sono il preludio di quello che accadrà in seguito.

Tra il venerdi e il sabato prima della domenica di Pentecoste,leHermandades giungono tutte al paese e si sistemano nelle loro sedi dopo aver sfilato,due giorni di confusione totale continua nell’arco delle 24 ore.

La domenica di  Pentecoste è dedicata alle funzioni religiose,ma al tramonto se possibile la confusione aumenta ancora,con un senso si eccitazione che di ora in ora si fa più intenso,la folla inizia a radunarsi davanti al Santuario che protegge la statua della Virgen con un’alta cancellata.

A notte fonda tutti si accalcano per vedere se la statua sta uscendo dalla cattedrale, le notizie corrono di bocca in bocca,scoppia qualche piccolo tafferuglio,a nessuno è permesso di toccare il simulacro,solo  i confratelli di Almonte hanno il diritto dovere di proteggere la cancellata, che una volta scavalcata e abbattuta,darà accesso alla statua che sarà portata dagli stessi in processione per tutto il paese,e finalmente ciò avviene tra lo scoppio dei fuochi d’artificio e le grida della folla,da questo momento in poi non è possibile descrivere il delirio che segue tanta è la confusione.

Inizia cosi l’esposizione della Virgen, che trasportata a spalla compie il giro del paese, per essere esposta alla venerazione delle Hermandades in una processione che si protrae sino al mattino inoltrato, quando i portatori ormai esausti, nonostante i ripetuti cambi, La ripongono nella chiesa, la cancellata viene richiusa, la Romeria del Rocio è terminata ed anche il mio viaggio…

 

Alessandro a Santiago nel 2007

Il mio primo pellegrinaggio a piedi a Santiago, da Sarria a Santiago de Compostela dal 17 Giugno al 22 Giugno 2007.

Ero già stato a Santiago nel 2000 con mia moglie Elena ma da pellegrino/turista. In quella occasione mi ripromisi che avrei effettuato il pellegrinaggio a piedi. Per motivi di lavoro non mi è possibile percorrere tutto il Camino e pertanto quando mi fu proposto di effettuare il pellegrinaggio organizzato dalla associazione Diabetici della Provincia di Terni mi sono aggregato a loro e ho realizzato un sogno, anzi quello è stato l'inizio del sogno visto che ora sono il priore di questa Compagnia e sono io a ...... incoraggiare gli altri ad intraprendere il Cammino.

Daniela alla Macerata Loreto 2012

Da qualche anno, entrando nella chiesa della mia parrocchia, la mia attenzione è attratta da una locandina con su scritto “Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto”. E’ successa anche quest’anno e proprio quest’anno ho sentito in me un forte desiderio e bisogno di mettermi in cammino lungo la via Lauretana.

“Cristo è qualcosa che sta accadendo ora”, è questo l’annuncio del 34° pellegrinaggio a piedi. Cristo ci chiama alla sua sequela non tra qualche istante, non domani, ma ora! Ed ora ci chiede di metterci in cammino e di camminare non da soli ma con Lui per arrivare alla meta della nostra vita.

Spiritualmente il mio pellegrinaggio è iniziato mercoledì 6 giugno quando, alle ore 19, mi sono recata presso la chiesa di San Salvatore in Terni per accogliere la Fiaccola della Pace partita da Piazza San Pietro in Roma e benedetta dal Papa in concomitanza con l’udienza generale del mercoledì. La fiaccola attraversando Terni, Perugia, Assisi, Colfiorito, San Severino, è giunta allo stadio “Helvia Recina” di Macerata per la partenza del pellegrinaggio. Essa, nel tempo, ha sempre più assunto il valore di simbolo dell’impegno che ogni credente deve assumersi per portare la luce a la pace di Cristo nel mondo. Ed il mercoledì mi sono sentita accolta dal gruppo di “Comunione e Liberazione” di Terni con il quale mi sono messa in cammino sabato 9 giugno.

Il pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto nasce nel 1978, quando un insegnante di religione di Macerata, Don Giancarlo Vacernica, lo propone agli studenti come gesto di ringraziamento alla Madonna a conclusione dell’anno scolastico. Il pellegrinaggio si ripete, generalmente, la sera del sabato immediatamente seguente la fine delle lezioni scolastiche. Il percorso riprende un cammino mariano di antichissima tradizione e si snoda per circa 28 chilometri attraverso le campagne.

 Come dicevo, sabato 9 giugno arriviamo allo stadio di Macerata e ci uniamo ad una folla festante e colorata di pellegrini provenienti da diverse regioni italiane ma anche dall’Europa. Cantiamo insieme, insieme ascoltiamo le testimonianze di persone comuni che ci parlano di Cristo attraverso la loro vita. Ci si confronta con chi ha perso il lavoro, con chi, a causa  del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, ha visto incrinarsi e spazzare via le false certezze trovando la forza nella fede.

Intorno alle 19.00 arriva  allo stadio la fiaccola della pace sfilando di fronte a migliaia di pellegrini che l’accolgono con gioia.

Prima dell’inizio della messa viene letto il messaggio del Papa Benedetto XVI che auspica che “…il significativo evento susciti sempre più il desiderio di conoscere e seguire Cristo, quale risposta ai bisogni più profondi dell’uomo…”.

Al termine della messa viene consegnata ad un giovane la Croce che apre il pellegrinaggio, gesto introdotto per la prima volta dal Papa Giovanni Paolo II nel 1993 che pronunciò queste parole “…ora affido a voi, cari giovani, la croce che vi farà da guida nel vostro pellegrinaggio alla Madonna di Loreto. Imparate dall’esperienza di questa notte a seguire, anche sulle strade del vostro quotidiano cammino, la Croce di Cristo nella quale è salvezza, vita e resurrezione. La Beata Vergine Maria, stella luminosa che annuncia il mattino della redenzione, vi accompagni sempre sulle strade della vostra esistenza”.

Alle 22.00 abbiamo mosso i primi passi stretti gli uni agli altri abbracciando ogniuno la nostra Croce pronti ad affrontare la fatica della notte, forti del camminare insieme, tanta gente diversa, con nel cuore la stessa meta da raggiungere.

Il primo tratto del percorso si snoda da Villa Potenza a San Bucheto. E nel cammino, un serpentone di circa 90.000 persone, recita i misteri della gioia, tutti insieme perché, grazie ad uno straordinario impianto di amplificazione, tutti ascoltiamo le stesse parole. “ Nella Santa casa troveremo la scritta: qui il verbo si è fatto carne; Dio prende ciò che apparentemente è niente per comunicarsi, per cambiare il mondo. Questa sera prende il niente di ciascuno di noi per abitare il mondo”. E poi si recitano i misteri della luce, si ascoltano le testimonianze e si leggono le intenzioni di preghiera di fratelli che aprono il loro cuore e si affidano al Signore ed alla sua Santa Madre. Arrivati a Sanbucheto siamo accolti da Gesù nel Santissimo Sacramento; ci inchiniamo davanti a Lui, riceviamo la sua benedizione. “Adorare significa riconoscere con meraviglia la vita nuova che con Lui entra nel mondo. Guardiamo con semplicità a questo pane nuovo sorpresi di poter amare Cristo in ogni cosa e sopra ogni cosa”.

Nel percorrere vari paesi e frazioni traggo una grande forza ed emozione da tante persone che, pur nella tarda notte, aspettano il nostro passaggio con il rosario in mano e la preghiera sulle labbra.

Il secondo tratto del percorso ci porta da Sanbucheto a San Firmano dove l’accensione, da parte di ogni pellegrino, di una fiaccola, illumina il nostro volto e la via che stiamo percorrendo da diverse ore. Recitiamo i misteri del dolore ed una Croce illuminata ci benedice. “ La Croce da simbolo d’infamia e di condanna è diventata strumento di amore e di salvezza. La benedizione che riceviamo ci insegna come la croce di Gesù rende positiva ogni circostanza della vita, anche quella più apparentemente ostile e dolorosa. Per le sue piaghe siamo stati guariti”.

Nel terzo tratto, da San Firmano a Chiarino, i fuochi d’artificio illuminano il cielo ed i passi del nostro cammino e tutti insieme recitiamo i misteri della gloria e rinnoviamo le promesse battesimali. Giungiamo a Chiarino al sorgere del sole. Rimane l’ultimo tratto Chiarino-Loreto. Intorno alle 5.30, quando ormai le gambe vanno da sole, oltre l’ultima collina si scorge il profilo del santuario mariano; si recita l’angelus e ci si scambia un gesto di pace e di riconciliazione.

Dopo le salite eccoci arrivati a Loreto nella larga strada in discesa dove, pur essendo le 6 del mattino, la gente ci accoglie festosa, ci saluta dalle finestre, dal ciglio della strada pregando e cantando con noi. In fondo alla strada ci attende la statua della Madonna scortata da un picchetto di aviatori di cui è patrona. Tutti insieme compiamo l’atto di consacrazione alla Madonna mentre i frati Cappuccini ci aspergono con l’acqua benedetta.

Solo ora prendo consapevolezza di aver camminato, senza alcuna sosta, per 8 ore consecutivamente e di essere stata in comunione e di aver vissuto la fraternità con gli altri pellegrini attraverso la preghiera. Sono stanca ma ho nel cuore tante emozioni che spero di riuscire a comunicare ai miei confratelli ed a quanti non hanno potuto partecipare al pellegrinaggio.

La preghiera unisce e dà forza al nostro cammino della vita e, nella condivisione, la fatica è meno pesante e si accende la speranza.

“ Non aspettiamoci un miracolo ma aspettiamoci il cammino”. Con queste parole il cardinale Mauro Piacenza, prefetto per la congregazione per il clero, ci ha invitato ad iniziare il nostro pellegrinaggio.

Adele e Nando sulla Francigena 2011

LOSANNA  – GRAN SAN BERNARDO - AOSTA 

Luglio 2011

Io e Bernardino (leggasi Nando), incontriamo M. Vittoria, Giuseppe e Giovanni, i nostri amici genovesi, a Milano. Saluti e poi tutti in treno verso Losanna, Ostello della gioventù quasi al completo per il festival del jazz di Montreaux. Giornata splendida, soleggiata, celeste come il lago, aria tiepida e noi pellegrini trepidanti ed in attesa del giorno dopo.

E' l'alba: zaino in spalla, bastoni in mano, direzione Montreaux. Il sentiero costeggia il lago, sole ed acqua e fiori e bancarelle: fantasmagoria di colori, di profumi, di essenze...quanta gente!!!!!!  Sosta, una preghiera e direzione Villeneuve.  Emozioni: gioia, felicità, pace e.....stanchezza!!!!

Accogliente e pulito l'ostello per pellegrini: tutto è pulito dappertutto.... sonno ristoratore, caffè e direzione S.Maurice. Sentiero quasi pianeggiante,  sinuoso ,verde come tanto verde è la valle del Rodano. Scorre lento, maestoso e pulito come tutto il resto, insieme al cicaleccio delle nostre voci... M. Vittoria padroneggia il francese come l'italiano, per questo è "quasi la nostra guida" (non spirituale s'intende!) Ostello francescano di S. Maurice: accogliente, godereccio, cucina ottima...tanto calore umano! Ogni tappa è una conquista più o  meno condivisa, ma l' ambiente e i contatti umani imprevisti e sempre nuovi ti ripagano di stanchezza e sudore. Un senso di pace scende nel cuore di ognuno di noi e ognuno si sente più stanco e più buono.... Abbraccio il mondo e il mondo abbraccia me e i miei compagni di viaggio.... Domani Orsieres (orsi!!), il nome è tutto un programma!! Mattino splendido....inizia la salita...sentiero abbastanza agevole, a tratti aspro ma non ostile, fiato corto e silenzio, l'ansimare accompagna la cadenza dei passi; un cielo benevolo ci guarda e ci sorride..."lassù Qualcuno ci ama".... L'emozione ha il sapore dolce delle lacrime.... non ho parole!!!!! Tutto ha una voce, un volto, un colore... GRAZIE MIO DIO!!!!!

Nando, "la Madre Superiora" (come io bonariamente lo chiamo) bacchetta tutti più per vocazione che per necessità. Giuseppe, ingenuo e disarmante, sprovveduto, ingenuo e fortunato! Giovanni, equilibrato, sempre misurato, mai eccessivo, sempre negli schemi del bon ton.....Ed io? Io sono" la buona azione quotidiana" di Nando.... senza di me sarebbe molto meno "samaritano" e più Nando!!!

Orsieres: tappa faticosa, lunga, panoramica, a tratti aggressiva e dolce. Orsi, orsi raffigurati in ogni dove!! Siamo a casa!!!.....pardon, all'ostello: minuscolo, accogliente, benevolo....pace e ristoro!!!!

E la sera risotto gigantesco con piselli....che fame!!!!! Sembra commestibile anche il tavolino! E....buonanotte.. riposo....dolce riposo e.... Domani ancora più su....più in alto...verso il cielo....!!!!
Borgo S. Pierre: ostello di napoleonica memoria, ospitalera svizzera tuttofare con sombrero in testa, sembra il  podestà di un paese quasi fantasma (anche il parroco è passato a miglior vita!).

"Questo viaggio" ha un senso, il senso della vita, quello che mi è sempre mancato, quello che avrei sempre voluto! Da lontano il Gran San Bernardo ci guarda e sorride invitante, alto, affascinante, pericoloso... attrazione fatale e comunione con la natura.... parte di un tutto e il tutto parte di noi! 

Sentiero irto, scosceso: neve e muschio e freddo.... cielo grigio, minaccioso, incombente e la cima sempre più vicina, sempre più lontana! Silenzio, passi lenti, pesanti, fiato corto, zaino pesante, gambe pesanti.... tutto pesante... quota 2000!!! Rocce e ruscelli e pietre...vaghe presenze di un passato remoto  e recente.... la cima ci "chiama" e ci invita... bella e selvaggia, attraente e ostile... Ancora passi lenti, silenziosi, cadenzati e... Pioggia!!!!.... Breve tratto....

FINALMENTE!!!!... Abbracci, risate e lacrime... finalmente!!!! OSPIZIO del Gran San Bernardo, patrimonio dell'umanità..."hic Christus  adoratur et pascitur".... Il canonico ci accoglie.... tè fumante!!!...quasi un miraggio!!!... Quanto calore umano! I contorni sfumano leggeri e delicati: una preghiera e Grazie!!! Ora pace silenzio.. e domani? ....." Domani è un altro giorno"!....zaino in spalla...direzione Aosta.... ADELE RIGHI

Marco alla Macerata Loreto 2014