La
Compagnia dei Romei di San Michele Arcangelo è una associazione privata di fedeli con riconoscimento ecclesiastico per mezzo del Decreto di Erezione Canonica del 11 aprile 2010 a norma del Can. 322 di Diritto Canonico.

Noi ci consideriamo a pieno titolo una "Confraternita", anzi riteniamo essere il prototipo della Confraternita del Terzo Millennio, il nuovo modo di concepire tale concetto. Cerchiamo di svolgere la nostra missione come avrebbe fatto una vera Confraternita medioevale. Vogliamo essere la prova dell'impegno dei laici nella vita della Chiesa e allo stesso tempo vogliamo essere a pieno titolo membra della nostra chiesa locale. Per il Diritto Civile siamo una Associazione di Promozione Sociale.

NOME

sigillo trasparente

Compagnia anticamente con tale termine si designava una congregazione o aggregazione di persone - spesso laiche - che, nell’osservanza di regole, attendeva ad opere spirituali o di carità.

Romei con tale termine si indicavano i pellegrini che si recavano a Roma per venerare il sepolcro degli apostoli e in particolare quello di Pietro. A Terni transitavano i pellegrini provenienti dal Nord Europa. Terni era una tappa importante per quelli che da Roma andavano a Loreto seguendo la Via Lauretana.

San Michele Arcangelo il Principe della Milizia Celeste, colui che ci aiuta nella lotta contro il male. L’antica liturgia della Santa Messa ci ricorda la preghiera a San Michele che nella forma ridotta recita “San Michele Arcangelo difendici nella battaglia affinché non periamo nel tremendo giudizio”.

 MISSIONE

La missione della Compagnia è quella di riscoprire e seguire la antica tradizione del pellegrinaggio “devotionis causa”, in particolare sull’asse delle tre principali mete della cristianità: Gerusalemme – Roma - Santiago

Nel far questo desideriamo essere strumento per avvicinare a Dio quelle persone la cui fede è tiepida o vacillante.

E’ inoltre nostra intenzione organizzare ed effettuare almeno un pellegrinaggio all’anno con partenza a piedi dalla Basilica del nostro patrono San Valentino, il cui culto vogliamo contribuire a riscoprire facendo confluire a Terni i vari cammini Assisi - Roma, Norcia - Roma, Roma - Loreto per rendere la nostra città un crocevia di pellegrinaggi.

A tal fine, con l’aiuto di Dio, intendiamo istituire rifugi e luoghi di accoglienza per i pellegrini a Terni.

Ogni confratello si impegna a diffondere il culto di San Michele Arcangelo.

CARATTERI DEL PELLEGRINAGGIO

Distinguiamo il pellegrinaggio da un viaggio condotto per turismo o semplice curiosità (anche se spesso si parte turista e si arriva pellegrino). Il pellegrinaggio condotto dalla Compagnia ha le seguenti caratteristiche:

viene effettuato solo se ci accompagna un sacerdote, inteso come guida spirituale indispensabile. La Compagnia ha un assistente spirituale chiamato “cappellano”;

vuole essere un punto di riferimento e un elemento di evangelizzazione per tutti quelli che desiderano avvicinarsi a Nostro Signore. Il nostro vivere ed esistere come Compagnia deve essere di esempio per trasmettere il messaggio evangelico della carità cristiana;

vuole essere un tempo opportuno, kairòs, per interrogarsi sul senso della nostra vita, per farne una revisione ed aprirsi al progetto di Dio su di essa;

mira a nutrire la dimensione spirituale dei partecipanti, anche attraverso la contemplazione del bello nel creato e nellarte, superando la dimensione puramente materiale della vita;

offre un tempo forte per costruire la pace dentro di sé e con gli altri, nella lentezza del cammino a piedi e nella condivisione con i compagni di cammino;

la semplicità dello stile del viaggio, per riscoprire ciò che è veramente essenziale portare con sé anche nella vita;

crea tra i partecipanti uno stile di condivisione e fratellanza: attendere chi è più lento, fermarsi accanto a chi è in difficoltà, aprirsi al dialogo con chi fa un pezzo di strada con noi, sopportare insieme le avversità, incoraggiarsi a vicenda, dividere l’acqua e il cibo, accompagnare chi resta solo…;

La nostra icona evangelica del cammino è i discepoli di Emmaus

I discepoli prima di incontrare Gesù avevano imboccato la via sbagliata del loro Cammino «… Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus…e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo... la via della tristezza e della delusioneNoi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute… Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». I discepoli grazie alla loro insistenza caritativa ricevono il dono di vedere il Risorto …Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» ... e comprendono che cammina sempre con loro nella vita quotidiana Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. I discepoli dopo averlo riconosciutoEd essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». diventano testimoni del Cristo Risorto …E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme…Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)

CARATTERI DELL’ACCOGLIENZA

"Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza  saperlo (Ebrei 13,2)

"Ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt 25,35). Oggi per noi il forestiero è innanzi tutto e drammaticamente l’emarginato, cioè lo straniero, il clandestino, il malato mentale, lo zingaro… pensare all’accoglienza dei pellegrini non vuol dire sfuggire alla responsabilità posta da queste persone, ma è anzi farsene carico in maniera più ampia che con un intervento diretto: formando una cultura dell’accoglienza, attraverso il recupero di antichi e semplici atti che per secoli sono stati praticati presso tanti popoli che hanno considerato l’ospitalità un gesto sacro. Il modello da seguire è quello codificato nella Regola dei Monaci  di San Benedetto  al  Capitolo LIII - L'accoglienza degli ospiti :

1. Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: "Sono stato ospite e mi avete accolto"
2. e a tutti si renda il debito onore, ma in modo particolare ai nostri confratelli e ai pellegrini.
3. Quindi, appena viene annunciato l'arrivo di un ospite, il superiore e i monaci gli vadano incontro, manifestandogli in tutti i modi il loro amore;
4. per prima cosa preghino insieme e poi entrino in comunione con lui, scambiandosi la pace.
6. Nel saluto medesimo si dimostri già una profonda umiltà verso gli ospiti in arrivo o in partenza,
7. adorando in loro, con il capo chino o il corpo prostrato a terra, lo stesso Cristo, che così viene accolto nella comunità.
8. Dopo questo primo ricevimento, gli ospiti siano condotti a pregare e poi il superiore o un monaco da lui designato si siedano insieme con loro.
9. Si legga all'ospite un passo della sacra Scrittura, per sua edificazione, e poi gli si usino tutte le attenzioni che può ispirare un fraterno e rispettoso senso di umanità.
10. Se non è uno dei giorni in cui il digiuno non può essere violato, il superiore rompa pure il suo digiuno per far compagnia all'ospite,
12. L'abate versi personalmente l'acqua sulle mani degli ospiti per la consueta lavanda;
13. lui stesso, poi, e tutta la comunità lavino i piedi a ciascuno degli ospiti
14. e al termine di questo fraterno servizio dicano il versetto: "Abbiamo ricevuto la tua misericordia, o Dio, nel mezzo del tuo Tempio".
15. Specialmente i poveri e i pellegrini siano accolti con tutto il riguardo e la premura possibile, perché è proprio in loro che si riceve Cristo in modo tutto particolare e, d'altra parte, l'imponenza dei ricchi incute rispetto già di per sé.
21. Così pure la foresteria, ossia il locale destinato agli ospiti, sia affidata a un monaco pieno di timor di Dio:
22. in essa ci siano dei letti forniti di tutto il necessario e la casa di Dio sia governata con saggezza da persone sagge.

La nostra icona evangelica dell'accoglienza è la parabola detta del Buon Samaritano.

Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?". Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' lo stesso" (Lc 10, 30-37)

Come contribuire a formare uno spirito di accoglienza in noi stessi e nella nostra città? Noi intendiamo farlo, con l’aiuto di Dio:

 ricevendo visitatori e ospiti senza  farli sentire stranieri;

prendendo a modello della nostra missione lo spirito di accoglienza e carità rappresentato nella regola dei monaci (Cap.LIII) e dal comportamento del Buon Samaritano;

 ricercando nellaltro il volto del Cristo viandante.

META

La meta da raggiungere è l’incontro con il Signore alla fine di quel viaggio che è la nostra stessa vita, il cui autentico fine è la visione del volto di Dio: "Il Tuo volto, Signore, io cerco". Durante il cammino della nostra vita il Signore ci chiede di riconoscerlo e amarlo in ogni fratello che incontriamo, straniero o conosciuto che sia, com’è scritto nel Vangelo di Giovanni: "Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato"